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CENTRO CULTURALE MUNICIPALE MICHELE TESTA

Questo centro nasce con le prime esperienze di decentramento amministrativo da cui, dalle ceneri della vecchia Delegazione comunale, nacque la VIIª Circoscrizione.

Sono Alessadro Grazia ed ho l’onore di rappresentare fisicamente, come attuale Presidente, la continuità sostanziale con  chi ha preceduto l’attuale C.d.G., dal Prof. Marcucci e Carlo Gori alla Sig. Rita Mattei, dal Sig. Mario Brunori al Sig. Nardiello Tonino ed a numerosi altri di cui ora mi sfugge il nome, le cui intuizioni ancora vivono grazie agli attuali componenti del Comitato di Gestione, Sigg.ri Luciano Piperno, Giuseppe Farinaccio, Enrico Bonelli, Antonio Castronovi  e Agostini Piero.

Il Centro, nella fase attuale, si pone volutamente come elemento di raccordo sinergico e di sintesi tra il più ampio e complesso movimento culturale presente nella zona.
In questa direzione è stato presente nelle maggiori iniziative ed eventi sviluppati negli ultimi anni nel VII° Territorio di Roma.

Ritengo utile non addentrarmi in una elencazione delle iniziative svolte, peraltro già richiamate in pubblicazioni o in siti internet, ma, al fine di avviare una discussione che non può essere che proficua, presentare uno dei principale elementi  teorici di base sulla cui elaborazione agisce il Centro culturale, anche e soprattutto in rapporto alla valorizzazione delle esperienze socio-culturali che, via via, sorgono nel nostro territorio.

Il linguaggio della periferia
Da quando la preistoria è divenuta Storia, le espressioni culturali dei consorzi umani hanno percepito l’evolversi della città come un continuo sommovimento innovativo capace, oltre che di garantire sicurezza e benessere, anche di soddisfare nell’immaginario collettivo, specialmente negli ultimi due secoli, il bisogno continuo di nuove mitologie in quanto luogo reale, fisico, immediatamente percepibile della società in trasformazione e quindi, in questa continua mutazione essere, archetipo e sintesi di ogni creatività artistica.
Anticipando i tempi delle effettive e comunque non generalizzate trasformazioni socioeconomiche prodotte dall’industrializzazione e dalle scoperte tecnologiche, i futuristi descrivevano, mitizzandola, una metropoli unitariamente industriale, un organismo tentacolare freneticamente proteso nel suo divenire eternamente positivo.
Mai una prospettiva di un futuro possibile si è dimostrata così fallace, almeno nelle sue connotazioni globali.
I sommovimenti socio-culturali iniziati a metà del secolo scorso ed ancora non conclusi, trovano una diretta corrispondenza nell’enorme processo di destrutturazione e ricomposizione delle immense periferie suburbane, ancora oggi campagna non più campagna – città non ancora città, dove non è più una corrente lineare di pensiero dominante a governare la trasformazione ma è l’opera dei  singoli; un continuo operare e trasformare  privo di ogni legame progettuale, implicitamente anarchico e sostanzialmente già post-moderno, che via via, con le infinite baracche/ville sorte spontaneamente e dotate di sala hobby e antenna satellitare, è andato a sostituire gli archetipi architettonici fino allora basati sulle mitologie classiche o rinascimentale; un magma dove convive l’orrendo e l’informe ed il suo opposto; luoghi/non luoghi dove viene esclusa ogni possibilità di relazioni umane, i cui usufruitori/vittime sono tutti raggrumati intorno ad una rappresentazione dolente e pessimistica del presente e del futuro.

Negli stessi anni di questo tumultuoso sviluppo, in Italia si progettavano e costruivano Tor Bella Monaca, Corviale, Via Morandi, lo Zen di Palermo, esempi di architettura funzionalistica  che, fatalmente, sarebbe stata travolta  da trasformazioni poste in essere dagli stessi a cui quei manufatti erano destinati. Rivelandosi inadeguati ed incoerenti con gli ambienti circostanti e alieni alle stesse modalità di vita degli assegnatari, quegli agglomerati furono in parte modificati ed in parte abbattuti, tutte operazioni e trasformazioni che, di fatto, ne hanno modificato sostanzialmente l’uso a cui quei moduli abitativi, commerciali e sociali erano destinati, trasformando anche le stesse modalità relazionali tra gli esseri umani che li abitavano, a tal punto che  quei contesti sociali si sono trasformarti nell’avanguardia di una  nuova organizzazione socio-tribale, quasi un nuovo ed originale medio-evo, precursore dell’involuzione in atto nel più largo contesto sociale delle periferie.
Solo nei primi anni ’80 si inizia a discutere di quanto era già accaduto; e debbono passare almeno altri due decenni per comprenderne gli effetti dirompenti oggi sotto gli occhi di tutti, per  comprendere come, una sorta di spurio movimento popolare post-moderno, per anni totalmente ignorato dalle culture dominanti, aveva trovato una sua originale strada per affermarsi in Italia. Solo oggi, e ancora non da tutti, si  comprende pienamente  l’entità e la vastità di quanto sta succedendo nelle estreme periferie delle grandi città italiane: una mutazione informe e anarcoide dei luoghi, delle cose e degli esseri umani che hanno cambiato il volto delle città italiane e la vita delle persone.

Da questo popolo e da questi luoghi nascono  i nuovi linguaggi della periferia; da questo popolo e da questi luoghi nascono i nuovi  artisti che ne interpretano i simboli.


3 Responses to “CENTRO CULTURALE MUNICIPALE MICHELE TESTA”


  1. 1 consultacultura7
    22 novembre 2007 alle 2:03 pm

    Benvenuti. Il discorso sulla periferia è importante e portante delle attività ed è molto interessante il vostro sguardo.

  2. 2 Lucrezia
    15 ottobre 2012 alle 2:11 pm

    Salve sono Dell’Orco Lucrezia, laureata in Beni Archivistici e Librari(LM-05) presso l’Ateneo di Bari, ho fatto uno stage al Ministero dell’Economia e Finanze in Biblioteca, vorrei aggiornamenti circa aziende o cooperative che necessitano di personale in ambito biblioteconomico.Grazie

  3. 16 novembre 2012 alle 2:17 am

    Buen Artículo
    Me fascinó la manera en que relata sobre el tema.

    Seguiré volviendo esta web


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