Archivio Autore di consultacultura7

09
Dic
07

Dalla riunione del 3 dicembre 2007

L’argomento centrale è stato “il Giorgi” e le opportunità che la’Istituto può offrire alle Associazioni del Municipio.

Ivan Vincenzo Cozzi dell’Associazione Teatrale The Way to the Indies, che ha partecipato all’incontro con la dirigenza dell’Istituto Giorgi, racconta cosa è successo.
L’Istituto Giorgi, che sorge fra Viale Palmiro Togliatti e Via Perlasca, di fronte al Teatro Tenda a Strisce e poco distante dal palazzo in costruzione che accoglierà i nuovi uffici del Municipio Roma VII, è di proprietà della Provincia di Roma ed ha interesse e necessità di utilizzare i locali sottostanti le aule che si trovano nei due piani inferiori.

Il primo piano è agibile, con pavimento, luce e servizi igienici, ma senza riscaldamento.
Il secondo livello è invece da completare con pavimentazione, tramezzature, servizi ed impianti elettrici. Si tratta però di uno spazio molto interessante anche perchè indipendente e distante dalle attività scolastiche.

I locali che il Giorgi metterebbe a disposizione delle Associazioni hanno accesso indipendente all’esterno, la metratura disponibile è di circa 600 mq. che in parte l’Istituto adopera come magazzino e che verrebbero invece liberati per fare spazio a nuove attività.

L’Istituto Giorgi, che da anni lotta, contro il degrado della zona circostante (che si riverbera in gran parte sugli studenti che lo frequentano) si è fra l’altro accordato con il Teatro Tenda a Strisce per far avanzare il muro di recinzione dell’Istituto fino a Via Palmiro Togliatti in modo da rendere di difficile utilizzo il marciapiede circostante ed al contempo offrire un parcheggio agli spettatori del Teatro.

L’Istituto Giorgi, aprendo i suoi spazi alle Associazioni tel territorio intende proporsi come polo culturale e realizzare una linea di raccordo fra le offerte delel realtà territoriali e le richieste dell’Istituto.

Ivan Cozzi individua fra le possibili progettualità da offrire al Giorgi quella di uno: “Sportello della Cultura” (dove gli utenti possono rivolgersi per avere notizie e indicazioni sulle offerte culturali sul territorio) e di una Casa delle Associazioni utilizzando gli spazi per musica, pittura, teatro, etc.

Segue una discussione incentrata particolarmente su come ristrutturare gli spazi (e con quali soldi), come gestirli, se esiste la possibilità di chiedere finanziamenti o se occorre affittare gli spazi come generalmente si fa con i bandi triennali di assegnazione degli edifici scolastici per le attività culturali.

In realtà -come ha fatto presente Carlo Gori- occorre un progetto che vada oltre quello dell’utilizzo degli spazi del Giorgi e che possa rappresentare una sorta di “protocollo d’intesa” sulla formazione culturale, che unisca i progetti di utilizzo con il progetto di formazione per la gestione del luogo.
Un progetto pilota che possa poi essere ripreso da altri istituti e che costituisca un modello di interazione fra le scuole e la cultura.

Alessandro Grazia nel frattempo porta la notizia di un appuntamento per il prossimo 11 dicembre con i rappresentanti del Giorgi per definire un accordo e sottolinea come stilare un documento di intesa fra Municipio ed Istituto non sia un’azione sufficiente, ma che anche il Municipio debba pensare ad un progetto allargato che concordi con la Provincia una giornata di forum per discutere della situazione dei giovani nelle scuole.

Nel dibattito si innesta dunque la problematica della scuola che, secondo alcuni, dovrebbe andare di pari passo con quelle culturali.

Si tratta ora di definire quali Associazioni siano interessate ad utilizzare gli spazi del Giorgi eche tipo di apporto può essere pensato e messo in pratica per definire progetti più collettivi.
Occorre individuare, infatti, come lavorare sul territorio, quali sono gli spazi che aiutano a mettersi in relazione con il territorio.
Sempre Carlo Gori  suggerisce che un’azione fatta insieme e sostenuta da tutti rappresenta una politica culturale che dimostri come le realtà culturali del territorio sappiano portare avanti le proprie capacità di lavoro.

Ci si accorda dunque per attendere i risultati dell’incontro con il Giorgi del 11 dicembre e successivamente stilare idee e progetti che potranno essere proposte, discusse ed analizzate utilizzando anche lo strumento blog.

La seconda parte della riunione vine incentrata su come presentarsi all’incontro con l’Assessore Rossi, il Direttore dell’Ufficio Cultura del Comune di Roma, Giovanna Marinelli e con l’Assessore alla Cultura del Comune di Roma, Silvio Di Francia che verranno a presentare il nuovo Teatro-Biblioteca del Quarticciolo.

La maggior parte delle associazioni sono dubbiose sulla possibilità di poter realmente utilizzare il Teatro. L’esempio di Tor Bellamonaca non convince, mentre il “format” di gestione a cui è possibile fare riferimento è quello del Teatro di Ostia.
C’è poi il problema che questo Teatro è stato fatto senza ascoltare le richieste delle Associazioni territoriali e questo fa pensare che nuovamente non verranno prese in considerazione le necessità dal basso.

E’ però difficile prevedere come andrà l’incontro e quali saranno le modalità di gestione che il Comune ha pensato per il Teatro del Quarticciolo e quindi viene proposto un documento da leggere nel corso della riunione con i rappresentanti del Comune.
All’inizio si è pensato ad un documento forte e con delle richieste precise, non è stato però possibile portare avanti un dibattito articolato per mancanza di tempo, così il testo è risultato più interlocutorio così concepito:

“La Consulta della Cultura del Municipio 7 propone un tavolo di confronto per realizzare una valida intesa (e lavorerà con impegno per questo) con il nuovo Teatro Biblioteca  Quarticciolo, affinché vengano davvero valorizzate, comprese, considerate imprescindibili, nella sua gestione, le politiche e le energie culturali presenti nel territorio del Municipio 7, con la volontà che il teatro possa crescere al meglio e organicamente con il contesto che lo ospita.”

05
Dic
07

Un documento ed una riflessione sui “teatri di cintura” – UnAmletoditroppo

Impegnata in lavori che la tengono lontana dalla Consulta, al Compagnia UnAmletoditroppo ha voluto contribuire alla discussione che prende in esame la questione dei cosiddetti teatri di cintura, e quindi anche il nostro nuovo Teatro del Quarticciolo, con un documento che induce a qualche riflessione e dà un primo contributo su un argomento che probabilmente farà capo ad un prossimo costituendo gruppo di lavoro.

Come al solito sono benvenuti i commenti e la discussione (per leggere i commenti basta cliccare su “commenti” nella barra sotto il titolo)

Spesso, troppo spesso sentiamo parlare delle enormi difficoltà e degli annosi problemi che il teatro deve affrontare per sopravvivere.
Maledetti soldi non ce ne sono mai abbastanza!
Ma è davvero solo una questione di soldi?Crediamo che per risolvere un problema prima di applicare il rimedio è indispensabile fare una riflessione seria sulla natura del problema.
E’ anche una questione di soldi!
E lo sanno bene tanto le piccole quanto le grandi compagnie.
Noi siamo una piccola realtà teatrale indipendente, nel senso che il nostro teatro ce lo autoproduciamo.  Il che non ci rende degli eroi tantomeno dei martiri. Semplicemente ci sta bene così! E questa lettera  non vuole avere il tono della protesta ma semplicemente dare, tramite la nostra testimonianza,un contributo alla riflessione.

Attraverso l’esperienza diretta siamo giunti alla conclusione che la difficoltà maggiore con cui le piccole compagnie devono scontrarsi è l’assenza di interlocutori in carne ed ossa. Purtroppo abbiamo  constatato spesso e volentieri l’inadeguatezza dei teatri stessi ad assolvere a questa funzione vitale per il Teatro.

Se si vuole promuovere uno spettacolo verrebbe da pensare che i luoghi più probabili a cui rivolgersi siano i teatri. Questo secondo la logica del buon senso.

Certo essere giovani o indipendenti non è necessariamente sinonimo di qualità, lo sappiamo bene; ma fa una certa rabbia quando un direttore artistico ti ignora senza che si sia preso la briga di capire che tipo di lavoro fai. E magari quello stesso direttore te lo ritrovi ai pubblici convegni a esigere dalle istituzioni che si faccia qualcosa per il teatro,per i giovani (che intanto hanno quarant’anni ) e per la cultura in questo paese.

Bisogna avere una pazienza tenace e il nostro lavoro per sua natura ce lo dimostra, e nonostante tutto bisogna coltivare sempre il desiderio di ascoltare, conoscere  e mettersi in gioco con la maturità dell’esperienza e con l’energia vitale di ogni prima volta.

Parlando della politica culturale che il Comune e capillarmente il Municipio sul territorio attuano anche attraverso i finanziamenti, ci sembra rilevante un corto circuito che si genera tra intenti e attuazioni.

Quando un’istituzione si fa garante di un progetto, sostenendo i suoi contenuti, si dovrebbe far garante di un processo che prende forma, e non di un finanziamento tout court. Altrimenti il rischio che si genera è quello di perdere la connessione tra contenuto e contenitore.

Facendo un esempio:
Quest’anno il comune di Roma sostiene con 46.000 euro  un Teatro privato per un progetto  di una rassegna di nuova drammaturgia contemporanea. Otto compagnie sono  presenti in cartellone come  progetto speciale.Una sola riceverà un contributo di 6.000 euro, le altre sette  divideranno gli incassi  in percentuale con il teatro.

Sappiamo per certo che alcune di queste compagnie non erano neppure a conoscenza del finanziamento percepito dal teatro grazie a loro, ma anche dopo averlo saputo hanno accettato di barattare queste condizioni  in cambio di una visibilità.In quanto artisti ci sembra eticamente discutibile un simile atteggiamento, soprattutto da parte di un teatro sovvenzionato, e questa perdita di credibilità rischia di estendersi alle istituzioni .
Sappiamo perfettamente che un Teatro ha molte spese da sostenere, cosi come è chiaro che la responsabilità di simili meccanismi è anche dei teatranti.

Allora si salvi chi può!

Se parliamo dei Teatri direttamente voluti dalle Istituzioni o da Enti pubblici il progetto  Teatri di cintura, esperienza elaborata e complessa, importante e in continuo divenire, non può essere visto che come una grande officina composta da più officine sui territori. Indubbiamente ogni realtà risponde a esigenze assolutamente specifiche al suo contesto, ma i frutti di ogni singola esperienza devono servire per continuare ad elaborare strategie comuni.

Se il Teatro è un contenitore vivo e svolge il suo ruolo alto d’istituzione, se la Direzione Artistica non si limita a scegliere  spettacoli ma si fa portatrice di una politica  capace di offrire concrete opportunità di crescita culturale, sociale, artistica per i cittadini, allora si che i teatri assumono in pieno la responsabilità e la funzione di tramite e di interlocutori.
Ma quando ciò non avviene e quelle potenzialità sono destinate a rimanere sulla carta, i teatri finiscono con l’avere la stessa utilità di un ufficio informazioni sempre chiuso.

Riteniamo ad esempio che la particolarità di gestione del Teatro del Lido da parte della Commissione di Programmazione sia veramente distante da una logica di confronto e scambio diretto, divenendo anzi  un filtro alle volte comodo.

Non è possibile valutare un lavoro o una proposta semplicemente sulla base del materiale cartaceo.
Ma purtroppo la procedura stranamente non prevede di poter incontrare fisicamente o anche telefonicamente i responsabili del Teatro.
Quindi l’incontro avviene solo burocraticamente a mezzo posta, lì dove chiaramente  non si ha conoscenza diretta dei responsabili.

Forse è l’ora di introdurre nel mondo teatrale il concetto di pari opportunità.

Riteniamo che i teatri debbano assumersi sul serio il ruolo di punti di riferimento per altre realtà teatrali e non solo. Ma poiché spesso le logiche dei teatri sono tutt’altro che fondate su presupposti artistici ciò che ne consegue assume sfumature grottesche per non dire disastrose. La qualità di un teatro non necessariamente passa attraverso la quantità di biglietti staccati in un anno.

Ma sappiamo perfettamente che anche l’economia di un Teatro, e la sua capacità di essere realtà quanto più autonoma possibile, sono parametri di sana e robusta costituzione.
Ben vengano i rinomati direttori artistici, ben venga la risonanza su un intero territorio cittadino di una politica culturale decentrata ….Alle Istituzioni chiediamo di essere altrettanto attente e garanti  dei contenuti così come dei contenitori.

           “Se il Teatro consister solo dovesse nell’ingoiare una colazione di latte, due pasti più o meno succulenti, dispersi più per l’ingordigia dell’esistenza che per il bisogno vero e proprio ed effettivamente sentito, direi della inutilità del Teatro stesso; ma siccome questo ci dà la bellezza del passato, la tristezza del presente e la speranza dell’onesto domani non egoisticamente inteso, esso è per i nostri figli….
…una speranza.”

04
Dic
07

La progammazione culturale dell’anno appena trascorso

 In attesa di avere, almeno a grandi linee, la programmazione delle attività culturali che il Municipio Roma VII vorrà portare avanti nel prossimo anno, riguardiamo con attenzione quello che è stato proposto, detto, fatto e speso nel 2007.

programmazione culturale 2007

Chiunque abbia commenti da fare o storie da raccontare su come questi eventi siano stati realizzati e con quale risultato, è benvenuto.
Così avremo del materiale su cui impostare le nostre proposte politiche per la nuova programmazione.

Ricordo a tutti che nella riunione di ieri (della quale a breve avremo un resoconto sul blog) è stata affrontata sia la questione degli spazi messi a disposizione dall’Istituto Giorgi (chiunque abbia intenzione di usufruirne può partecipare all’incontro di martedì 11 dicembre), sia quella dell’incontro con l’Assessore Di Francia, il Direttore Marinelli ed il Municipio VII che si terrà giovedì prossimo per la presentazione del nuovo Teatro del Quarticciolo.

Infine, mi è capitata questa notizia.
C’è qualcuno che ne sa di più?

29
Nov
07

Riunione straordinaria della consulta il 3.12.2007

Cari tutti e tutte,

nella prossima riunione (gia’ fissata giovedi 6 dicembre alle ore 16.30) saranno presenti l’assessore Enrica Rossi  e la responsabile del Dipartimento IV Politiche Culturali del Comune di Roma, Giovanna Marinelli, per parlarci del Teatro Quarticciolo e della sua imminente apertura e inaugurazione.

In quella sede quindi non avremmo il tempo di parlare dell’importante incontro avuto all’Istituto GIORGI, rispetto all’acquisizione di spazi che potrebbero essere dati in gestione alle associazioni, e anche di individuare una posizione comune come Consulta della Cultura rispetto alla gestione del Teatro Quarticciolo.

Ho ritenuto necessario quindi fissare un incontro per lunedi 3 dicembre 07 alle ore 16.30 sempre nella Sala Consiliare, dove discutere insieme i temi sopra esposti.

Grazie e confido nella vostra partecipazione.

Cordiali saluti,

Nicola Caravaggio

22
Nov
07

CENTRO CULTURALE MUNICIPALE MICHELE TESTA

Questo centro nasce con le prime esperienze di decentramento amministrativo da cui, dalle ceneri della vecchia Delegazione comunale, nacque la VIIª Circoscrizione.

Sono Alessadro Grazia ed ho l’onore di rappresentare fisicamente, come attuale Presidente, la continuità sostanziale con  chi ha preceduto l’attuale C.d.G., dal Prof. Marcucci e Carlo Gori alla Sig. Rita Mattei, dal Sig. Mario Brunori al Sig. Nardiello Tonino ed a numerosi altri di cui ora mi sfugge il nome, le cui intuizioni ancora vivono grazie agli attuali componenti del Comitato di Gestione, Sigg.ri Luciano Piperno, Giuseppe Farinaccio, Enrico Bonelli, Antonio Castronovi  e Agostini Piero.

Il Centro, nella fase attuale, si pone volutamente come elemento di raccordo sinergico e di sintesi tra il più ampio e complesso movimento culturale presente nella zona.
In questa direzione è stato presente nelle maggiori iniziative ed eventi sviluppati negli ultimi anni nel VII° Territorio di Roma.

Ritengo utile non addentrarmi in una elencazione delle iniziative svolte, peraltro già richiamate in pubblicazioni o in siti internet, ma, al fine di avviare una discussione che non può essere che proficua, presentare uno dei principale elementi  teorici di base sulla cui elaborazione agisce il Centro culturale, anche e soprattutto in rapporto alla valorizzazione delle esperienze socio-culturali che, via via, sorgono nel nostro territorio.

Il linguaggio della periferia
Da quando la preistoria è divenuta Storia, le espressioni culturali dei consorzi umani hanno percepito l’evolversi della città come un continuo sommovimento innovativo capace, oltre che di garantire sicurezza e benessere, anche di soddisfare nell’immaginario collettivo, specialmente negli ultimi due secoli, il bisogno continuo di nuove mitologie in quanto luogo reale, fisico, immediatamente percepibile della società in trasformazione e quindi, in questa continua mutazione essere, archetipo e sintesi di ogni creatività artistica.
Anticipando i tempi delle effettive e comunque non generalizzate trasformazioni socioeconomiche prodotte dall’industrializzazione e dalle scoperte tecnologiche, i futuristi descrivevano, mitizzandola, una metropoli unitariamente industriale, un organismo tentacolare freneticamente proteso nel suo divenire eternamente positivo.
Mai una prospettiva di un futuro possibile si è dimostrata così fallace, almeno nelle sue connotazioni globali.
I sommovimenti socio-culturali iniziati a metà del secolo scorso ed ancora non conclusi, trovano una diretta corrispondenza nell’enorme processo di destrutturazione e ricomposizione delle immense periferie suburbane, ancora oggi campagna non più campagna – città non ancora città, dove non è più una corrente lineare di pensiero dominante a governare la trasformazione ma è l’opera dei  singoli; un continuo operare e trasformare  privo di ogni legame progettuale, implicitamente anarchico e sostanzialmente già post-moderno, che via via, con le infinite baracche/ville sorte spontaneamente e dotate di sala hobby e antenna satellitare, è andato a sostituire gli archetipi architettonici fino allora basati sulle mitologie classiche o rinascimentale; un magma dove convive l’orrendo e l’informe ed il suo opposto; luoghi/non luoghi dove viene esclusa ogni possibilità di relazioni umane, i cui usufruitori/vittime sono tutti raggrumati intorno ad una rappresentazione dolente e pessimistica del presente e del futuro.

Negli stessi anni di questo tumultuoso sviluppo, in Italia si progettavano e costruivano Tor Bella Monaca, Corviale, Via Morandi, lo Zen di Palermo, esempi di architettura funzionalistica  che, fatalmente, sarebbe stata travolta  da trasformazioni poste in essere dagli stessi a cui quei manufatti erano destinati. Rivelandosi inadeguati ed incoerenti con gli ambienti circostanti e alieni alle stesse modalità di vita degli assegnatari, quegli agglomerati furono in parte modificati ed in parte abbattuti, tutte operazioni e trasformazioni che, di fatto, ne hanno modificato sostanzialmente l’uso a cui quei moduli abitativi, commerciali e sociali erano destinati, trasformando anche le stesse modalità relazionali tra gli esseri umani che li abitavano, a tal punto che  quei contesti sociali si sono trasformarti nell’avanguardia di una  nuova organizzazione socio-tribale, quasi un nuovo ed originale medio-evo, precursore dell’involuzione in atto nel più largo contesto sociale delle periferie.
Solo nei primi anni ‘80 si inizia a discutere di quanto era già accaduto; e debbono passare almeno altri due decenni per comprenderne gli effetti dirompenti oggi sotto gli occhi di tutti, per  comprendere come, una sorta di spurio movimento popolare post-moderno, per anni totalmente ignorato dalle culture dominanti, aveva trovato una sua originale strada per affermarsi in Italia. Solo oggi, e ancora non da tutti, si  comprende pienamente  l’entità e la vastità di quanto sta succedendo nelle estreme periferie delle grandi città italiane: una mutazione informe e anarcoide dei luoghi, delle cose e degli esseri umani che hanno cambiato il volto delle città italiane e la vita delle persone.

Da questo popolo e da questi luoghi nascono  i nuovi linguaggi della periferia; da questo popolo e da questi luoghi nascono i nuovi  artisti che ne interpretano i simboli.

20
Nov
07

Il blog della Consulta. Un punto di informazione e di scambio

Propongo di utilizzare questo blog, oltre che per le comunicazioni ufficiali della Consulta, anche per segnalare i propri eventi (corsi, seminari, spettacoli, iniziative, incontri, letture… e quant’altro), ma soprattutto per scambiare informazioni su bandi, concorsi ed altre possibilità…

Iniziamo con la segnalazione di un concorso di canto e di danza al quale possono partecipare gruppi, solisti, scuole e corpi di ballo, etc.
Il concorso, dal titolo Freddy Mercury Tribute ruota attorno alla figura del leader dei Queen ed alla loro musica.

Venerdì 30 novembre – Selezioni all’evento
Sabato 1 dicembre – Gran Galà con premiazioni
Entrambe si svolgeranno al Teatro del Buratto – Milano
Regolamento e modalità di iscrizione
Elenco partecipanti iscritti

                                                                

PROVINCIA DI ROMA
Concorso Creativo “Una canzone per la sicurezza”
data di scadenza 15.12.2007
Qui il bando da scaricare

COMUNE DI ROMA
Contributi progetti cooperazione e solidarietà inetrnazionale. Avviso pubblico 2007  
data di scadenza 20.12.2007
Qui il bando da scaricare ed i formulari

Dipartimento Politiche Culturali. Concorso per giovani film-makers
data di scadenza 03.12.2007
Qui il bando da scaricare

Progetti Culturali. Avviso Pubblico XIX Municipio 
data di scadenza 29.11.2007
Qui il bando da scaricare

PREMIO EQUILIBRIO ROMA
(nell’ambito del Festival della Nuova Danza)

indirizzato ad artisti emergenti operanti sul territorio italiano. Dieci compagnie selezionate presenteranno a una giuria internazionale delle forme brevi destinate ad evolversi in spettacoli di danza contemporanea. La compagnia vincitrice otterra’ un contributo di produzione di 20.000 euro e la possibilita’ di presentare il progetto finito nell’edizione 2009 del Festival Equilibrio.
Informazioni ai n. 06/80241.226/408/563
oppure promozione@musicaperroma.it

19
Nov
07

Nicola Caravaggio eletto Presidente della Consulta

Nicola Caravaggio è il nuovo presidente della Consulta della Cultura.

E’ stato eletto all’unanimità e sostenuto con entusiasmo anche dal presidente uscente Nicola Marcucci grazie anche al programma che ha illustrato basato soprattutto sulla sensibilizzazione e sulla partecipazione di ogni Associazione alle attività di promozione ed ai gruppi di lavoro della Consulta.

La riunione era stata aperta dall’Assessore Enrica Rossi che ha auspicato un immediato contatto fra la Consulta e l’Assessorato anche in previsione dell’apertura del Teatro-Biblioteca del Quarticciolo ed ha inoltre proposto una riunione alla quale invitare anche Giovanna Marinelli, direttore del Dipartimento IV Politiche Culturali del Comune di Roma.

Sono stati molteplici ed interessantissimi gli argomenti che sono stati trattati nel corso della riunione.
Dai ricordi della precedente Consulta di Nicola Marcucci, alle problematiche legate ai teatri di quartiere che ha evidenziato Edoardo Torricella della compagnia teatrale Il Gruppo che, partendo dall’esempio negativo del teatro di Tor Bella Monaca, ha rilanciato uno dei problemi più spinosi per le Associazioni: l’impossibilità di avere gli stessi diritti nell’utilizzo degli spazi pubblici di tutti gli altri eventi programmati dalle istituzioni.
Questo popolo “negletto” di non finanziati, le “sacche di resistenza umana” come Alessandro Grazia -del Centro Culturale Municipale “Michele Testa”- chiama (con notevole forza ed impatto) le Associazioni ha quindi bisogno di un’identità che venga riconosciuta soprattutto negli atti degli Enti e delle amministrazioni pubbliche al fine di raggiungere una parità che permetta maggiore sinergia.
Non accettare la logica dei grandi eventi, dunque, che mettono in luce il centro e fanno mettere in coda le periferie. Questo pensiero espresso da Simonetta Giustini rafforza l’dea che la Consulta della Cultura possa essere qualcosa di più del conoscersi e ri-conoscersi e che raggiunga la realizzazione di processi nati dal basso, dai desideri e dalle necessità degli abitanti dei quartieri.
Insomma rilancio dello “stato civile della periferia” come auspica Marco Panciera e l’impegno a non fare l’errore della mancata comunicazione e quello alla preparazione di reali strategie degli eventi.
Ed ancora, dare un nome al Municipio (Luciano Piperno – Ass. Vol. Età Libera), collaborare tutti e con tutti a far nascere iniziative, a lavorare a stretto contatto con il Municipio, a vigilare che il 100% dei fondi venga utilizzato per le attività culturali e non si disperda in rivoli  politici ed impegnarsi a reperire fondi e finanziamenti da Regioni, Province, Unione Europea con l’appoggio istituzionale del Municipio (Ivan Vincenzo Cozzi).

C’è stato poi l’intervento di Selene Guitaldi (Accademia Internazionale delle Rime Ubi Mayor” che merita un post a parte perché ha fatto luce su un punto di vista sconosciuto ai più, ma che rappresenta una possibile risposta a tanti dubbi che si insinuano quando si parla di giovani, di rifiuto della cultura, dispersione, bullismo.
Selene Guitaldi si è inoltre proposta come Presidente, da apprezzare per il suo coraggio e per la sua assoluta onestà e disponibilità che ha dimostrato votando a favore di Nicola Caravaggio.

Un gesto che ci fa essere certi di stare iniziando a lavorare nella più completa collaboratività.